L’intervento psicologico in età evolutiva

Talvolta, nell’arco dell’infanzia, i bambini possono vivere momenti di disagio, fragilità difficoltà nello sviluppo.
Prestare attenzione ed osservare quello che avviene nel nostro bambino è sano ed estremamente utile.
Può risultare particolarmente difficile per un genitore valutare anche solo l’idea di portare il proprio bambino da uno psicologo. Capita che a volte si viene consigliati in tal senso dall’insegnante o dal pediatra, o ci muove una preoccupazione che di tanto in tanto sentiamo quasi istintivamente dentro di noi.

Di fronte a queste indicazioni il genitore può sentirsi offeso, imbarazzato, infastidito, spaventato. Ciò è normalissimo e legittimo, tuttavia questi sentimenti non devono avere la meglio, a discapito del benessere di nostro figlio. Se un comportamento o aspetto di vita di nostro figlio ci lascia titubanti o ci stranizza, meglio togliersi il dubbio che fare come se non ci fosse alcun problema!

L’intervento psicologico è tanto più efficace se messo in pratica tempestivamente, soprattutto per un bambino che ha il vantaggio di poter superare le proprie difficoltà in divenire, rispetto ad un adulto, la cui struttura psichica è inevitabilmente meno flessibile.

L’obiettivo dell’intervento psicologico è quello di ridurre il malessere che, in assenza di una presa in carico competente, rischia di svilupparsi in forma di sofferenza cronica in adolescenza ed in età adulta.

Durante  la consulenza, lo psicologo anzitutto effettua una accurata anamnesi e successivamente individua e condivide con voi genitori qual è il percorso più adatto per aiutare il bambino.
Di seguito vediamo un breve elenco di quali sono le manifestazioni di disagio dei figli che possono innescare il dubbio e spingere i genitori a rivolgersi allo psicologo:

  • Stati di ansia, come ansia scolastica, angosce di separazione o stati ansiosi legati a timori eccessivi del giudizio dell’adulto e dei rimproveri, ecc..
  • Paure che limitano l’autonomia, la socializzazione o altri aspetti della vita del bambino (paura di andare a scuola, paura del buio, paura immotivata di perdere una persona vicina, paura di una specie animale).
  • Situazioni di blocco emotivo (difficoltà a esprimere le proprie risorse cognitive e affettive, inibizioni di varia natura).
  • Difficoltà che concernono il sonno (incubi notturni, angoscia nel rimanere soli nella propria cameretta, difficoltà ad addormentarsi).
  • Difficoltà che coinvolgono l’alimentazione (rifiuto del cibo, desiderio smodato di mangiare, obesità infantile).
  • Difficoltà che riguardano la defecazione o la minzione (encopresi, enuresi).
  • Manifestazioni di aggressività fisica o verbale (verso i coetanei, verso bambini di età diversa, verso uno i genitori, verso un fratello/sorella, verso altre figure adulte o indirizzate verso se stessi).
  • Difficoltà a mantenere l’attenzione (a scuola, o in altri contesti, unito ad agitazione motoria continua).
  • Problemi legati al linguaggio (ritardo nell’acquisizione della parola, tendenza a parlare come bambini di età inferiore alla propria).
  • Problemi di apprendimento (ritardo nell’apprendimento della lettura o della scrittura, difficoltà rispetto alla logica, ritardo nell’apprendimento della matematica).
  • Problematiche relazionali, come timidezza eccessiva, stati di isolamento.
  • Problematiche legate a lutti familiari (morte di un genitore, di un fratello, di un nonno o parente stretto).
  • Sostegno psicologico di bambini affetti da malattie rare, oncologiche, croniche.
  • Sostegno psicologico in casi di separazione e divorzio dei genitori o in un qualsiasi momento di difficoltà del nucleo familiare.